MICHEL EMI MARITATO SINDACO: PROGRAMMA POLITICO PER LA CITTA’ METROPOLITANA – ROMA CAPITALE-

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Fermo restando gli sforzi profusi a livello nazionale ed europeo per attenuare le conseguenze della crisi, continuano ad essere evidenti le ingiustizie ed i privilegi che danneggiano il Paese e fanno soffrire le persone, soprattutto i più deboli, i senza voce, senza parlare dei suicidi dei quali nessuno più parla.
Anche il sistema internazionale si è convinto che il Paese ha bisogno di una struttura politica e istituzionale nuova, in grado di esprimere una classe dirigente stimata dal popolo, capace di trovare risposte adeguate ai problemi dei tempi, nella misura in cui opera per l’interesse dei cittadini e per il bene comune.
La competitività rimane la questione centrale che la politica deve affrontare. Essa è legata alla ricomposizione del tessuto sociale. La competitività è un obiettivo da praticare, da attuare, dando spazio alle forze sane presenti sul territorio, ai movimenti, ai centri culturali, alle associazioni, ai mondi vitali, al terzo e quarto settore.
In un progetto politico le persone vi si debbono riconoscere, come identità, come proprio modo di essere, e vedere difesi gli interessi propri, ma soprattutto dei figli.
Il progetto politico deve definire quali interessi si vogliono trattare e conseguentemente identificare attraverso quali processi si vogliono dare risposte concrete, fattibili, funzionali alle esigenze, le dichiarazioni generali non portano più consenso.
Ma l’ostacolo al raggiungimento degli obiettivi che il Governo si è prefissati è rappresentato dalle cinque emergenze che affossano il Paese.
L’emergenza democratica è strettamente legata alla mancanza di certezze, i cittadini hanno l’impressione di una classe politica che “navighi a vista”. Mentre si concretizzano cambiamenti epocali, che generano incertezza, si sente la mancanza di una proposta politica capace di infondere sicurezza.
L’Italia ha bisogno di una classe dirigente in grado di elaborare una proposta politica capace di indicare il percorso sociale ed economico necessario a superare l’incertezza, che non è più di tipo congiunturale.
I cittadini hanno preso coscienza che i diritti politici, grande conquista del secolo scorso, non sono più nelle mani del popolo ma in quelle di oligarchie finanziarie.
Molti cittadini sono giunti alla conclusione che la chiamata alle urne non è più fatta per conoscere l’opinione degli elettori ma per confermare o meno gli interessi di coloro che occupano posti di potere nello stato e nelle istituzioni.
Questa situazione che sta degenerando danneggia il nostro Stato democratico, allontana sempre più i cittadini dal partecipare alla competizione elettorale, non considerata più come cardine della vita democratica.
L’emergenza rappresentatività. Al termine della seconda guerra mondiale il popolo italiano ha dimostrato una grande maturità democratica eleggendo coloro che erano rappresentativi, conosciuti, capaci di comprendere le esigenze delle famiglie, capaci di proposte utili a costruire uno sviluppo unitario e solidale.
In una società globalizzata si è modificato il rapporto tra il capitale ed il lavoro a vantaggio di un nuovo quadrilatero formato da capitale, lavoro, conoscenza, informazione, che ha favorito la società dei consumi.
Il limite della cosiddetta seconda repubblica è da ricercarsi nell’ipotetico bipolarismo, proteso alla continua ricerca di neocentrismo, in una società globalizzata, non più classista e in un conteso di politica monetarista.
Questa scelta ha comportato politiche di carattere tecnocratico e non più popolare. Queste politiche hanno rallentato il processo di sviluppo delle categorie emergenti che chiedevano e continuano a chiedere il riconoscimento di un nuovo status socio-economico, anzi hanno quasi annientato la classe media.
Queste trasformazioni sociali hanno modificato il concetto di appartenenza alla classe o alla categoria, per cui le Organizzazioni della rappresentatività politica, economica, sociale e sindacale appaiono all’iscritto o al militante non più capaci di rappresentare il proprio status sociale, e la prima reazione si manifesta nell’isolamento, nella ricerca di soluzioni nel privato o all’interno di gruppi ristretti.
Questo decadimento etico delle finalità generali da parte dei rappresentanti delle organizzazioni, ha reso più povero e confuso il confronto, con la conseguente perdita di consenso. L’incapacità di fare proposte politiche di interesse generale a vantaggio di provvedimenti settoriali e di interessi particolari, ha incrementato la sfiducia nelle istituzioni e la rottura del patto sociale preesistente.
L’emergenza informazione. La società moderna viene anche definita “società dell’informazione”. Il settore riveste un ruolo fondamentale nella elaborazione del costume sociale, nella produzione e diffusione di modelli comportamentali e degli stili di vita propri della cultura prevalente.
L’universalità e la pervasività dei media fa sì che essi sono diventati i canali di costruzione dell’opinione pubblica per quanto riguarda la diffusione dei gusti, delle propensioni e degli orientamenti sociologici più diffusi, in base a precisi interessi economici e politici.
Il conduttore in queste trasmissioni non predilige l’informazione ma è il regista incaricato di indirizzare il messaggio, come avviene negli Stati a democrazia formale.
Oggi grazie alla rete che permette in tempo reale la circolazione di notizie e immagini, sottraendole alla valutazione sulla opportunità o meno di renderle pubbliche, il sistema è più aperto.
Anche la rete ha dei limiti, come il prevalere della opinione di chi scrive sui fatti, sicuramente il tempo e l’evoluzione dei format permetterà di dare spazio ad una informazione più neutra, a vantaggio della società civile in generale.
L’emergenza economica è frutto delle emergenze che affliggono il Paese da decenni, alimentata da una classe politica e burocratica tutta tesa ad aumentare il debito pubblico per avere a disposizione le risorse finanziarie necessarie a favorire interessi.
Il declino economico del Paese è dovuto a diversi fattori:
Il primo è rappresentato dalla scelta di politica economica fatta agli inizi degli anni ottanta di rinunciare a settori strategici come il metalmeccanico, il chimico ed il tessile;
Il secondo, di aver prodotto una normativa riguardante le imprese, mutuata dal sistema industriale anglo-tedesco, per cui, in un Paese come l’Italia, con oltre tre milioni di micro imprese, che occupano di media due dipendenti, negli ultimi trenta anni sono state introdotte norme e procedure identiche, sia per il grande gruppo industriale che per l’artigiano che lavora con un apprendista;
Il terzo, una continua produzione di norme farraginose, che necessitano di continui decreti attuativi e di circolari esplicative, scritte con gergo burocratese e infarcite di richiami ad altre norme. Normative che sulla stessa competenza vedono sovrapporsi il controllo di più enti che non dialogano tra loro e complicano la soluzione del caso, anche con la disponibilità dell’imprenditore a risolvere il problema;
Il quarto, una riforma di natura scolastica dell’apprendistato che sta distruggendo questo istituto;
Il quinto, avere accettato passivamente che decine di migliaia di imprenditori di delocalizzassero la propria impresa, perdendo milioni di posti di lavoro;
Il sesto, un carico fiscale che la micro impresa difficilmente riesce a sopportare;
Il settimo, un sistema bancario ricurvo su se stesso non più in grado di sostenere le piccole imprese,
L’ottavo, un sistema burocratico non in grado di snellire le procedure che fanno perdere tempo, soldi pazienza.
In Italia ci sono circa 4,5 milioni di imprese, di queste all’incirca solo 500 mila fanno buoni profitti.
Gli altri 4 milioni di imprese contraddicono la regola fondamentale dell’economia anglosassone per la quale una impresa nasce per fare sempre più profitto, queste imprese fanno poco profitto.
Questi 4 milioni di imprese danno fastidio per capacità di sopravvivenza, nonostante che le banche non concedono loro credito, nonostante che debbono pagare tasse sulle perdite, nonostante il deficit della rete infrastrutturale, eppure riescono a stare sul mercato.
Questi 4 milioni di imprese rappresentano un modello alternativo, considerarle imprese inefficienti è un errore, il loro oltre ad essere un modello di profitto è un modello di controllo e gestione delle risorse reali, è un modello che consente ad ogni persona di avere un ruolo nella società, un ruolo produttivo, di contribuire con il proprio lavoro al benessere della società locale, di costruire per se e per i propri congiunti e amici una prospettiva di vita.

Roma Città Metropolitana e Città Capitale.
La nuova legislazione statale prevede la città metropolitana come istituto sufficientemente flessibile in grado di risolvere i problemi delle grandi aree urbane; problemi, questi ultimi, caratteristici delle zone densamente popolate. Il riconoscimento istituzionale delle città metropolitane rappresenta la risposta più adeguata dell’ordinamento al diffuso fenomeno delle concentrazioni urbane, emerso con l’avvento della società industriale e divenuto sempre più ingovernabile mediante il solo strumentario offerto dalla normativa e dalla struttura delle amministrazioni comunali.
Appare evidente che la previsione a livello costituzionale della città metropolitana ed il conferimento ad essa dei medesimi poteri spettanti agli altri enti locali sono finalizzati alla valorizzazione e al rilancio di tale istituto. Inoltre l’attribuzione alla città metropolitana del carattere di ente territoriale implica che essa si configura come ente di governo della propria comunità, di cui rappresenta e cura gli interessi e, che, quindi, essa, qualificandosi come ente esponenziale della rispettiva comunità, si doti di organi direttamente elettivi.
Come romani dobbiamo mettere in conto la peculiare posizione della città di Roma in quanto capitale della Repubblica, al riguardo occorre evidenziare che nell’ambito della dimensione di “Roma capitale” si trovano a coesistere sia interessi della comunità generale, sia interessi della comunità locale. Ciò comporta che la disciplina costituzionale riconosca la particolare posizione di Roma capitale e ponga le condizioni per uno sviluppo normativo capace di dare alla città un proprio ordinamento, differenziato da quello di altri comuni e delle città metropolitane.
Le città metropolitane assorbono in sé tutte le funzioni delle relative province come per esempio la gestione dei servizi comunali e del territorio, delle infrastrutture a livello comunale, provinciale in alcuni casi anche regionale. Inoltre, hanno il compito di pianificare il territorio dell’area metropolitana, la gestione e l’organizzazione dei servizi pubblici.
La città metropolitana potrà decidere su gare e appalti pubblici, monitorare i contratti di servizio e di organizzazione di concorsi pubblica amministrazione. Riguardo alla mobilità e viabilità, la città metropolitana avrà competenze di pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano, oltre a garantire e assicurare la promozione dello sviluppo economico e sociale, e di coordinare i sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.
Le funzioni delle città metropolitane riguardano:
Le funzioni che avevano le province.
La pianificazione territoriale e gestione delle infrastrutture.
La gestione e organizzazione dei servizi pubblici all’interno dell’area metropolitana.
La mobilità e la viabilità.
La promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale.

Le nostre proposte.
1. Sicurezza e Legalità
La prima necessità si rappresenta negli assoluti impegni per una Roma pulita: morale, urbana.
Sicurezza sociale Il prossimo Sindaco di Roma dovrà vedersela non solo con i problemi di una grande città, ma anche con le casse vuote e i debiti che il comune ha accumulato: oltre mezzo miliardo di euro; disoccupazione a livelli drammatici; trasformazione in Città Metropolitana; riorganizzazione del processo di raccolta e smaltimento dei rifiuti; insicurezza sociale dalla microcriminalità a quella organizzata; scandali, prodotti derivati sottoscritti, MAFIA CAPITALE.
E’oggettivamente possibile, se si ha moralità specchiata e dimostrato e dimostrabile disinteresse privato nella eventuale gestione della cosa pubblica, proporsi per fare di Roma una città ONESTA.
Roma è, purtroppo, una città sporca, Inadeguata – ad essere generosi – la gestione e il decoro della Capitale sono fondati sull’insicurezza, clandestinità, indifferenza e tolleranza degli abusi e delle prepotenze nei confronti dei cittadini, inadeguato contrasto del commercio illegale, dell’accattonaggio, dell’occupazione di spazi pubblici per improvvisata residenza, sono così diffusi da rendere Roma più simile ad alcune città del mondo in via di sviluppo che a una capitale europea. Inammissibile la gestione e/o la partecipazione alle società di interesse pubblico: la “partecipazione”, come documentato da denunce, “rivelazioni” indagini, è stata clientelare, inadeguata alla soddisfazione degli standard minimi di servizio pubblico; a mero titolo d’esempio, peraltro riscontrato dai romani tutti, oltre che dai visitatori della Capitale, si constatino le pessime gestioni della pulizia urbana, dello smaltimento dei rifiuti e del trasporto pubblico.
Obbligo di trasparenza per tutti gli atti pubblici che comportino spesa di danaro alla collettività: certificazione antimafia prefettizia (con esclusione di qualsiasi forma di autocertificazione) per tutti gli appalti pubblici e per tutte le erogazioni di contributi.
Limiti alle aggiudicazioni dirette e ai sub appalto di competenza comunale, con previsione di certificazione antimafia prefettizia anche per i sub appaltatori.
Organizzare convegni e incontri sulla storia della mafia in Italia e a Roma in tutti i municipi di Roma.
Stop alle consulenze esterne per gli enti comunali e le municipalizzate.
Promuovere iniziative volte alla riapertura del Tribunale di Ostia: ciò consentirà di avere un punto di riferimento non solo simbolico in una zona ad alta densità criminale.
Maggiore trasparenza e chiarezza nell’assegnazione dei beni confiscati alla mafia e nella pubblicazione di bandi, snellendo anche la rispettiva burocrazia.
Attivazione di uno sportello per la legalità in ogni municipio del Comune di Roma.
L’insicurezza e il disordine sociale è aumentato in modo inquietante; nessun intervento organizzativo di prevenzione e controllo del territorio a tal fine è stato posto in essere; neanche il coordinamento delle forze dell’ordine e della polizia municipale, quest’ultima impegnata solo nella constatazione/contestazione – spesso più vessatoria che funzionale -, delle violazioni al codice della strada, piuttosto che nella prevenzione delle infrazioni. Rafforzamento delle forze di polizia municipale: individuare un sistema premiante legato alla produttività dei vigili urbani.
2. Tolleranza zero
“Tolleranza zero” per chi non risiede ufficialmente nel territorio, occupa spazi pubblici per alloggio precario, non dimostra reddito regolare e svolge attività di accattonaggio o comunque attività irregolari da un punto di vista legale o fiscale. Finirla con la farsa del nomadismo da tollerare, nomadismo e precarietà che nascondono spesso solo illegalità e che non trovano contrasto da parte di amministrazioni pubbliche, Polizia Municipale e altre Forze di Polizia e Magistratura, “distratte” proprio da quanto incide sulla vivibilità della nostra città.
Contrasto assoluto al commercio clandestino, con sequestro immediato delle merci e fermo amministrativo immediato di eventuali mezzi.
3. Mobilità e Trasporti
Mobilità
E’ necessario un piano di mobilità urbana che sia il più possibile allineato con quello delle maggiori capitali europee, dando luogo alla cosiddetta mobilità urbana sostenibile e facilitare il processo decisionale politico.
Il piano d’azione prevede:
Promuovere politiche integrate per affrontare la complessità dei sistemi di trasporto urbano, specie in quelle zone particolarmente depresse, in cui il disservizio è correlato alla maggiore utenza, le questioni di governance e la necessaria coerenza tra politiche diverse, come ad esempio quella della mobilità urbana e quella della coesione, dell’ambiente o della salute.
Concentrarsi sui bisogni dei cittadini, promuovendo informazioni affidabili sui viaggi, nonché un elevato livello di tutela dei diritti dei passeggeri;
Sostenere i trasporti urbani non inquinanti, introducendo nuove tecnologie e carburanti alternativi, nonché promuovendo la tassazione intelligente per incoraggiare gli utenti a cambiare le loro abitudini in materia di trasporti;
Rispondere alle richieste di finanziamento, valutando attentamente le opportunità esistenti, valutando gli innovativi modelli di partenariato privato e pubblico, nonché le nuove soluzioni di finanziamento;
Ottimizzare la mobilità urbana a favore di un’integrazione efficace tra le reti di trasporto, siano esse su gomma o su rotaia;
Migliorare la sicurezza stradale, specialmente a favore degli utenti della strada vulnerabili quali giovani e anziani.
Roma deve affrontare sfide sempre maggiori per rendere sostenibile il trasporto urbano e le condizioni di circolazione all’interno del GRA, in cui i viaggi dei cittadini incidono non soltanto sullo sviluppo urbano, ma anche sull’economia. Roma e le zone circostanti necessitano di sistemi di trasporto scorrevoli ed efficienti, anche perché la maggior parte degli itinerari (sia per merci che per passeggeri) iniziano e finiscono nelle aree urbane: il trasporto urbano è dunque una componente essenziale per un sistema di trasporto allineato a quello della città europee, ossia competitivo e sostenibile.
Il piano sulla mobilità urbana prevede azioni riguardanti:
a) Miglioramento dell’informazione: per agevolare i trasporti, istituire una commissione che lavorerà di concerto con gli operatori e con le autorità del settore per migliorare le informazioni sui viaggi e sulla loro funzionalità.
b) Diritti dei passeggeri: la citata Commissione lavorerà di concerto con tutti gli enti, istituzionali e non, per elaborare una serie di impegni che garantiscano i diritti dei passeggeri nel trasporto urbano. Poiché le persone con disabilità hanno diritto di accedere al trasporto urbano come le persone normodotate, il tema della mobilità urbana in tale materia sarà di precipuo scopo.
c) Migliore pianificazione: una pianificazione integrata può offrire una risposta alle numerose sfide della mobilità che la città si trova ad affrontare. La Commissione elaborerà materiale informativo e avvierà attività promozionali finalizzate ad un facile accesso al servizio. Verranno altresì redatti documenti di orientamento su aspetti quali la distribuzione delle merci nelle aree urbane ed i sistemi di trasporto intelligente per la mobilità urbana.
d) Rendere i trasporti più ecologici: La Commissione provvederà ad elaborare progetti di mobilità dando ampio spazio e margine a quella classe di veicoli a basse emissioni o ad emissioni zero, anche da impiegarsi nell’ambito innovativo del comparto della sanità.
e) Condividere le esperienze: la Commissione determinerà il modo di interazione con l’utenza al fine di migliorare e favorire lo scambio di informazioni utili sulla tariffazione urbana, anche al fine di arrivare alla realizzazione di spazi-sosta adeguati alle esigenze della comunità cittadina.
f) Finanziamento: La Commissione si impegnerà ad ottimizzare le attuali fonti di finanziamento sia statali, regionali, comunali, comunitarie, con particolare attenzione alla realizzazione di un documento di orientamento sulla mobilità urbana sostenibile e sulla politica di coesione, dando nuovo input ad una adeguata campagne d’istruzione, d’informazione e di sensibilizzazione.
Trasporti
Il trasporto pubblico romano, forse fra i peggiori delle capitali d’Europa, si distingue per disfunzioni, mezzi inadeguati, sporchi e insicuri, collegamenti e frequenze inadeguate. L’Atac offre un servizio a dir poco penoso in certe zone periferiche, ma anche in molte aree interne al GRA. Servirebbe una nuova redistribuzione dei mezzi a disposizione per le varie linee.
Incentivare l’utilizzo del trasporto urbano ai vari livelli con tratte meno care in un’operazione di contestuale promozione culturale di convincimento dei residenti ad un uso quantomeno parziale dell’utilizzo dell’automobile privata, al fine di ridurre i livelli di inquinamento da polveri sottili. Migliorare definitivamente la qualità delle strade di Roma.
Interloquire con la Regione per risolvere definitivamente il problema della Linea “Roma-Lido”, anche al costo di privatizzare il servizio, qualora ne possa beneficiare la collettività.
Non esistono altre capitali ove i parcheggi sotterranei o meno realizzati in città siano stati privatizzati e venduti a box; non esistono altre città ove il parcheggio in fascia blu sia così diffuso, costoso e non vigilato (ad eccezione della vigilanza sul pagamento dello stesso). Occorre riequilibrare la possibilità di parcheggio libero con disco orario in tutti i municipi, tanto più che la congestione del parcheggio si è spostata dal centro alla periferia, occorre organizzare il trasporto urbano sul pubblico, offrendo possibilità di parcheggio di scambio fuori dal GRA in prossimità delle vie d’accesso alla capitale.
a. Riorganizzare gli orari delle scuole, e del pubblico impiego, regolamentare quello dei negozi e degli esercizi, occorre rivedere integralmente l’accesso al centro storico cambiando la politica dei “permessi”, limitando drasticamente le auto blu, favorendo l’uso (e il parcheggio) delle due ruote e ostacolando l’uso delle quattro (anche delle microcar), sempre e solo se s’implementano altre forme di trasporto pubblico.
b. Realizzare indicatori intelligenti passaggio degli autobus, implementare le corsie per le biciclette e gli spazi per l’infanzia (rendere la città a misura di bambino e di una popolazione in età avanzata e disabile attualmente in aumento);
c. Eliminare i doppi/tripli dipartimenti tagliare il numero di dirigenti con “stipendi d’oro”. Incentivare l’utilizzo di auto elettriche, delle due ruote e della bicicletta.
d. Sostenere il servizio Taxi, riorganizzando la sicurezza degli operatori, gli orari di servizio, promuovendo ed incentivando l’uso di mezzi collettivi per lo spostamento degli amministratori pubblici.
e. Rivedere le politiche di accesso (modalità, orari etc.) all’interno del GRA di tutti i pullman privati e dei grandi mezzi di trasporto delle merci.

4.Casa
Affitti troppo alti e inaccessibilità al mutuo. MUTUO SOCIALE. Se si considera che, il comune di Roma spende milioni di euro per mantenere strutture fatiscenti al limite dell’abitabilità e finanzia dormitori per senzatetto, appare evidente che si sperperano soldi anziché costruire e ristrutturare case.
La casa è un’altra emergenza diffusa: porre freno agli sfratti con politiche di sostegno al reddito e nuove politiche per la casa popolare, contrastare prepotenze e occupazioni e gestire in modo equo, ordinato e legale l’alloggio, sia quello “emergenziale” che quello definitivo favorendo, ad esempio, la “proprietà a tempo determinato”, soprattutto organizzando l’erogazione di mutui immobiliari attraverso una banca finalizzata a ciò e d’interesse pubblico.

5. Rifiuti.
La gestione dei rifiuti è paradossale, dalla raccolta allo smaltimento il servizio è stato informato alla necessità di assicurare clientele più che igiene pubblica, coinvolgere l’impresa privata nel riciclo specifico per tipologia di rifiuti; incentivare fiscalmente e sul piano dell’offerta privilegiata di lavoro, i territori e relativi residenti che si fanno carico del problema/risorsa rifiuti. I rifiuti in tutte le grandi città del mondo sono un grande business.
Solo da noi la parte onerosa è a carico dell’amministrazione pubblica, mentre il guadagno va ai privati. I cittadini dovranno beneficiare del reddito generato dal business dei rifiuti. I cittadini, responsabili del proprio territorio, potranno vigilare sulla corretta raccolta dei rifiuti. Attivazione della raccolta di rifiuti porta a porta in tutti i Municipi di Roma.

6. Lavoro, energie rinnovabili.
Bisogna cambiare immediatamente il modello di sviluppo di Roma, che non solo ha consumato fin troppo territorio, ma è giunto ormai al capolinea.
Nascerà in ogni Municipio l’Ufficio per la Piena Occupazione dei Cittadini Romani, dotato di una piattaforma informatica in grado di mettere in rete domanda e offerta di lavoro in tempo reale.
Energie rinnovabili, cultura e conversione dell’industria edile, mobiliteranno investimenti privati e creeranno posti di lavoro.
La sostenibilità ambientale e le risorse attuali e future di Roma, passano anche per la necessità di ostacolare il consumo speculativo del territorio. Investire in manutenzione, in pulizia e quindi sulla conservazione coordinata e continuativa del bene pubblico; implementare la “mappa dei lavori pubblici in corso o in programmazione”, adeguando i lavori, implementare le energie alternative sugli stabili sia pubblici che privati, adeguare l’illuminazione pubblica con lampioni intelligenti con impianto fotovoltaico, così come le pensiline del trasporto pubblico. La manutenzione e l’implementazione del verde pubblico attrezzato con servizio attivo di pulizia e sorveglianza, coinvolgendo piccole imprese artigiane e private nella gestione degli spazi verdi. Indiscutibile deve essere la tutela integrale del verde.
a. Istituzione degli orti condivisi, specialmente nell’agro romano demaniale, con particolare attenzione e coinvolgimento della scuola, dei giovani, ma 4 anche dei pensionati, non solo per diffondere conoscenza, coscienza e rispetto del ciclo naturale dei cibi, ma anche per offrire nuove “possibilità d’impiego” economico e sostenibile del tempo libero;
b. Favorire l’adozione degli animali domestici, riducendo i costi per la lotta al randagismo e l’ospitalità nelle strutture comunali degli “animali senza casa” con sostegno pubblico per i nuclei familiari che ospitino animali da compagnia, privilegiando in particolare gli anziani;
c. Salvaguardia e valorizzazione del fiume Tevere, coinvolgendo l’interesse privato nel suo rilancio turistico e ambientale.

7. Cultura, arte e bellezza: risorse uniche.
Salvaguardare e promuovere il nostro patrimonio naturale e artistico, unico al mondo. Favorire lo sviluppo d’idee e di imprese che operino per un turismo ecosostenibile e di salvaguardia delle tradizioni, costumi e patrimonio del territorio, soprattutto nell’amplissimo contesto dell’agro suburbano e della campagna romana. Migliorare l’ambito culturale romano, l’offerta museale e ambientale (orari di apertura al pubblico e coordinamento dell’offerta multipla di servizi); tutto questo, tra l’altro e non ultimo, favorisce in misura sostanziale la creazione di molti posti di lavoro, infine diffondere e favorire lo sviluppo e la diffusione dell’immagine di Roma anche “oltre il tradizionale” all’estero per accrescere la nostra potenzialità turistica.
E’ doveroso rendere maggiormente fruibile la cultura e lo sport a partire dai più giovani: solamente la simbiosi tra questi due elementi rende gli uomini liberi.
Un ragazzo che va alla ricerca del sapere, spinto dalla curiosità intellettuale, infatti, diventerà un uomo libero dalle catene del qualunquismo e delle trappole dei social network.
Lo sport è lo strumento di diffusione dei valori sociali: per questo motivo, bisogna ampliare gli spazi di pratica sportiva, sia per trasmettere ai ragazzi la cultura del benessere psico-fisico, che per insegnare il rispetto delle regole del gioco ed il rispetto del prossimo.
Tale operazione deve partire dalle periferie e dai municipi.Tutelare le licenze storiche di roma come quelle degli urtisti.
8.Equitalia
ABOLIRE CONVENZIONE CON EQUITALIA RISCOSSIONE E DILAZIONI DIRETTAMENTE IN COMUNE AD INTERESSE ZERO.
Sicuramente migliorabile il servizio amministrativo, anche rendendo merito agli impiegati pubblici che lavorano con serietà e dedizione. Finirla con le consulenze esterne e le collaborazioni. Rendere pienamente efficienti e responsabili le figure e gli operatori che l’amministrazione pubblica ha in organico e, se non esistono i profili professionali necessari, assumerli per concorso. Iniziamo con il restituire all’esattoria comunale il suo ruolo chiudendo definitivamente l’orrenda concessione ad altri “esattori”, vergognosamente vessatori, con metodi e interessi più da usura che da amministrazione dell’interesse pubblico.
9. Stop cementificazione
Evitare la cementificazione selvaggia con costruzioni del tutto inutili o con la conversione delle aree agricole in aree edificabili.
Completare quanto è stato fatto male e senza criterio per ritornare a rendere fruibile immobili che una volta costruiti sono stati lasciati a se stessi: non è bello vedere una città in cui vi siano strutture decadenti che sono per di più costate tanti soldi ai romani e che, magari adesso, se ce ne fossero i presupposti per poterli riaggiustare, ora desidererebbero poterle utilizzare e riceverne un servizi.
10. Valorizzazione patrimonio archeologico
Allargare l’offerta attraverso la fruizione del centro storico e un’adeguata politica di sostegno individuando le potenzialità immense offerte dai siti di natura archeologica ivi presenti e che tanto lustro danno alla nostra città, che in questo senso potrebbero massimizzare un virtuoso ciclo economico. Roma è la storia e va inquadrata nell’ottica del riacquisto di un’identità, nel rapporto cittadino/territorio.
Si dovrà intraprendere una strada che parta dal riutilizzo della città in senso fisico. Il riappropriarsi del territorio in un approccio fisico è indispensabile per iniziare un riavvicinamento del cittadino alle logiche di acquisizione di un’identità, intesa per una maggiore sensibilizzazione e riconoscimento degli aspetti che legano ogni singolo individuo al suo luogo di appartenenza.
Bisognerà affidare ai privati case dismesse o in disuso o completamente abbandonate perché vengano quantomeno risistemate per poter essere riutilizzate come case-albergo o bed & breakfast per un turismo di tipo sostenibile.
Si riuscirebbe altresì ad alimentare un circuito economico e non si favorirebbe la creazione di altri alberghi in zone difficilmente raggiungibili.
11. Digitalizzazione
Sviluppare “l’agenda digitale”:
Dunque, corsi di alfabetizzazione digitale a costo zero, creazione dello sportello del cittadino online con la conseguente diffusione dell’accesso gratuito ad internet presso alcuni uffici comunali tramite il collocamento di linee wi – fi.
Pensare a sistemi di raccolta dei pc usati che, ancora funzionanti, potrebbero essere riciclati e distribuiti ai meno abbienti.
Trasmissione via web delle sedute del consiglio comunale.
Ampliare le aree multimediali di accesso gratuito. Riflessi economici e culturali sul territorio di Roma,riordino del regolamento 197/98 i merito alle concessioni in essere e future.

12. Diritti civili
Garantire i diritti civili per tutti indipendentemente dall’orientamento sessuale,religioso.

13.SPETTACOLI VIAGGIANTI LEGGE 337/68
Riflessi economici e culturali sul territorio di Roma,riordino del regolamento 197/98 i merito alle concessioni in essere e future.

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